Zona Rossa - I parte

Viaggio a Castel Sant'Angelo, Cascata del Pisciatore e Visso
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Il primo viaggio fotografico, nelle zone colpite dal terremoto, iniziò per caso il 25 settembre 2016. Partenza di primissimo mattino con destinazione "Sorgente del Nera" e "Cascata del Pisciatore".

Arrivati a Castel Sant'Angelo iniziammo a godere della natura incontaminata che circondava il piccolo paesino arroccato sopra Visso. Ci fermammo a guardare stupiti la Sorgente del fiume Nera una semplice e piccola vena di acqua che scaturiva dalla roccia.

Zaini e materiale fotografico in spalla. Ci mettemmo in cammino verso la famosa "Cascata del Pisciatore": un remoto e sperduto salto di acqua all'interno del bosco.

La strada che ci aspettava non era ripida e neppure eccessivamente lunga. La nostra attrezzatura incombeva sulle nostre spalle come un macigno e il caldo si faceva sentire.

Lungo il cammino incontrammo una simpatica coppia con due rari esemplari di Lupo Cecoslovacco. Due bellissimi cani che correvano eccitati all'impazzata tra di noi e lungo il sentiero. Probabilmente sentivano l'odore del "Lupo" selvatico le cui feci, a detta degli esperti che ci accompagnavano, erano ben visibili nei dintorni.

Eravamo circondati dall'odore del bosco umbro. Il silenzio della natura, il frusciare dei nostri passi, il leggero ansimare della nostra fatica veniva interrotto dalle voci lontane degli animali nascosti nel verde.
In effetti ero leggermente impaurito per la probabilità di trovare nel nostro cammino il "re del bosco" ... il lupo.

Un'ora di cammino. Il sentiero si faceva sempre più ripido. Ad un tratto sentimmo in lontananza il suono inconfondibile dell'acqua. Eravamo vicini alla cascata.
Il rumore si faceva sempre più intenso ma non riuscivamo a trovarla.
Ad un tratto Maurizio, il mio compagno di avventure fotografiche, seguendo il suo udito e l'istinto scorse un piccolo pertugio tra i rami. Si fece largo tra la fitta vegetazione e gridò ... ECCOLA!

Lo seguii d'impulso scordandomi che avevo l'attrezzatura nelle spalle e le braccia scoperte. I rami lasciarono il segno nella mia pelle ma neppure me ne accorsi. I lupi cecoslovacchi avevano già raggiunto la meta, passando da chissà quale apertura tra gli alberi. Li vidi maestosi sotto la cascata come ad inebriarsi di quell'acqua che copiosa scendeva dalla roccia a una decina di metri sopra di noi.

Piccola ma imponente la Cascata del Pisciatore si trovava dinanzi a me come un regalo della natura ricevuto dopo lo sforzo sostenuto per raggiungerla.

I cani erano entusiasti e sempre più eccitati. I proprietari dovettero assicurarseli al guinzaglio per evitare che si facessero male scivolando nella roccia umida.
E noi fotografi non riuscimmo a trattenere l'impulso di immortalare con le nostre macchine fotografiche la maestosità della natura. Scatti semplici, con cavalletto e posa lunga. Per rendere vivo, nel fermo dello scatto, il movimento dell'acqua. Per rendere udibile quel dolce frastuono nelle immagini che avremo portato a casa e mostrato a tutti con orgoglio.

La voglia di gettarmi sotto lo scroscio della Cascata era fortissima. Mi trattenni, pensando alla strada che avrei dovuto affrontare al ritorno. 

Passammo una mezzoretta accanto alla nostra nuova amica, che la natura ci aveva dato il privilegio di conoscere, e incantati ci mettemmo in cammino, di nuovo, per tornare a Castel Sant'Angelo.

Tornati alla macchina partimmo per Visso. Era passata l'ora di pranzo da poco. La fortuna non ci abbandonò e riuscimmo a trovare un ristorante aperto che ci ospitò e deliziò con le specialità alla griglia della zona.
Ci saziammo a dovere, come ben sappiamo fare io e Maurizio nelle nostre domeniche fotografiche.

Di nuovo zaini in spalla e ultimi scatti. Camminammo per il borgo medievale. Vicoli, piazzette, torri ed archi antichi. E ancora simboli ed epigrafi scolpiti a memoria di un'epoca remota che affascina per i sui reconditi significati.

Questa è Visso.

Nella strada del ritorno era impensabile non fermarsi ad acquistare il salume tipico della zona. Come fosse un trofeo lo avrei portato a casa ed assaporato con calma.
Un salume morbido, quasi spalmabile, il "villanello". La versione locale del classico "ciauscolo" marchigiano. Era una bontà. Lo acquistammo da "Cappa", alle porte del paese. Da generazioni produce questa delizia, te la vende sottovuoto oppure la usa per prepararti squisiti panini da gustare con un bel bicchiere di vino rosso. 

Frenare la "gola" era impossibile e così ci facemmo preparare due appetitosi panini da Antonio, il proprietario.
Si mise al tavolo con noi e tra un morso e un sorso di vino ci raccontò un pò della sua vita e della storia del salume di cui andava fiero. 

Sazi e appagati di tutto ciò che avevamo potuto ottenere da quella giornata di sole, di foto, di cibo e natura tornammo a casa.

Un mese dopo, una triste notizia. Il 26 ottobre 2016 momenti di paura e terrore, morte e distruzione avevano imperversato in quei luoghi che tanto ci avevano affascinato.

... terremoto

... Quattro mesi dopo tornammo negli stessi luoghi e ve lo racconterò nella II parte.

 

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